Il sindacato smonta il trionfalismo dell’esecutivo: “Altro che cambiamento, è solo una retromarcia tattica”. Intanto i requisiti per la pensione crescono più dell’inflazione.
la manovra che doveva cambiare tutto… e invece cambia solo la data della pensione
Roma – La CGIL non usa mezzi termini: la manovra 2026 non è una riforma, ma una “retromarcia tattica”.
Il Governo la presenta come un successo, ma secondo il sindacato l’unica cosa che avanza davvero è l’età pensionabile, che ormai cresce più veloce dei prezzi al supermercato.
La scena è questa: da una parte l’esecutivo che festeggia, dall’altra i lavoratori che controllano il calendario per capire se nel 2035 avranno ancora le ginocchia funzionanti.
Pensione anticipata 2035: 43 anni e 8 mesi di contributi. Praticamente un matrimonio
Secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato, dal 2035 serviranno:
• 43 anni e 8 mesi di contributi per la pensione anticipata
• 67 anni e 10 mesi per la pensione di vecchiaia
La CGIL commenta: “Altro che stop alla stretta pensionistica”.
Tradotto in linguaggio comune:
per andare in pensione nel 2035 bisognerà aver lavorato così tanto che il badge aziendale diventerà un cimelio storico da lasciare in eredità.
Dal 2028 si sale ancora: la pensione diventa un percorso a ostacoli
Già dal 2028 i requisiti aumenteranno:
• 43 anni e 1 mese di contributi per l’anticipata
• 67 anni e 3 mesi per la vecchiaia
A questo ritmo, nel 2040 la pensione potrebbe essere concessa solo dopo aver superato:
• una prova di resistenza,
• un test di memoria,
• e un quiz finale su “cosa ricordavi del tuo primo giorno di lavoro”.
Riscatto della laurea: prima dentro, poi fuori. Una manovra che cambia idea più di un reality show
Il Governo aveva inserito il riscatto della laurea per anticipare la pensione.
Poi, dopo le proteste, lo ha tolto.
La CGIL parla di “retromarcia tattica”.
In pratica, la misura è durata meno di una storia su Instagram.
Il tempo di annunciarla, criticarla, e archiviarla.
Giovani e precari: il futuro è una pensione formato “post-it”
La CGIL denuncia che:
• carriere discontinue,
• salari bassi,
• contratti precari,
stanno costruendo pensioni future “inadeguate o inesistenti”.
La satira qui si scrive da sola:
i giovani rischiano una pensione così piccola che l’INPS potrebbe inviarla via SMS.
E per chi ha contratti a tempo determinato, la pensione potrebbe arrivare direttamente in formato “bozza”, come i contratti stessi.
Il Governo parla di cambiamento. La CGIL risponde: “Sì, ma del calendario”
Il sindacato accusa l’esecutivo di intestarsi “vittorie inesistenti”.
Secondo la CGIL, la manovra non supera la legge Monti‑Fornero, anzi la rende più rigida.
È un po’ come dire:
“Abbiamo rivoluzionato il sistema!”
E la rivoluzione consiste nel cambiare la lampadina dell’ufficio.
La mobilitazione continua: “Serve una riforma vera, non un origami contabile”
La CGIL ricorda lo sciopero del 12 dicembre e annuncia nuove iniziative.
L’obiettivo è una riforma previdenziale equa, che non costringa i lavoratori a fare stretching ogni mattina per arrivare vivi alla pensione.
Il messaggio è chiaro:
senza un cambiamento reale, il futuro sarà fatto di pensioni sempre più lontane e sempre più leggere.
Praticamente un miraggio nel deserto del lavoro precario.
Conclusione: la pensione del futuro? Un traguardo che si allontana mentre cammini
La manovra 2026, secondo la CGIL, non risolve nulla.
Anzi, rende la pensione un obiettivo che si sposta in avanti come l’orizzonte quando provi a raggiungerlo.
Il Governo festeggia.
I lavoratori, invece, iniziano a fare scorte di integratori per arrivare al 2035 in condizioni accettabili.
